Il centro esatto di tutto

Non mi augurerò un anno di serena quiete. Dio solo sa che non esiste niente di tutto ciò nel mio futuro. In realtà, non voglio augurarmi un bel niente.
Ho passato gli ultimi giorni del 2016 a riflettere su tutto quello che ho sbagliato quest’anno. E su come la curva dei miei errori sia andata crescendo fino a oggi. Pezzo dopo pezzo, i tasselli del 2016 si sono incastrati a formare un gigante cumulo di stronzate. Alcune realizzate con l’aiuto degli altri, va detto. Ma la maggior parte sono uscite direttamente del cilindro del mio libero arbitrio. Sapevo che stavo sbagliando ancor prima di riflettere sulla direzione che avevo preso. Sapevo che stavo sbagliando ancor prima di incontrare la nuova fregatura che il destino aveva in serbo per me. E mi ci sono comunque buttata a occhi chiusi. Ogni singola volta.

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Ma non sono gli errori a nausearmi, non sono i piccoli sbagli a tormentare la fine del mio 2016. Sono le energie che ho sprecato. Quanti pensieri inutili. Quanti arrovellamenti. Quanti mal di pancia. Quante notti insonni. E sì, quante lacrime. Tutta l’energia che il mio corpo ha prodotto letteralmente sprecata a macinare errori, a riflettere su quegli errori e a punirmi per averli commessi. Energie che non torneranno. Energie che ho regalato a chi non meritava nemmeno il soffio di un pensiero formulato a casaccio nell’ombra di una giornata senza sole. Eppure.

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Eppure vi ho pensato. Eppure vi ho amato. Eppure vi ho maledetto. Eppure vi ho messo al centro esatto di tutto. Saltando tra uno e l’altro incapace di fermarmi. Ogni volta sapevo dove sbagliavo e ogni volta sono stata incapace di riparare all’errore precedente. Traevo una qualche forma di piacere dal ripetere sempre la stessa bassa incrinata melodia? Non saprei dirlo. Forse c’è un qualcosa di non detto nelle ennesime lacrime che versi prima di incominciare a capire. Forse quel non detto è quella fitta di dolore che rende tutto palpabile. Che rende anche la pena vera, e le sofferenze vere, e il silenzio vero. Forse è quel non detto a darti la percezione della vita che sprechi.

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E allora cosa dovrei augurarmi per il 2017?
M’è venuto in mente ieri. Tra un sì e un no che ancora non ho capito. Mi auguro di capire meglio e prima. Mi auguro di non dover nemmeno più capire. Mi auguro di essere finalmente al punto in cui tutto mi ha consumato così tanto e così senza senso da non  permettere più di essere consumata. Mi auguro di prendere tutte le energie che mi sono strappata via nel 2016, farne un gran fascio di luce tremula e indirizzarlo altrove, già a partire da oggi.

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Mi auguro di averne ancora, e di non smettere di averne. E di sapere dove andare. Mi auguro di non spegnermi sotto il peso dell’inerzia ancora una volta. E di mettermi davanti al vento, per una volta. E davanti alla tempesta. E urlare: Ora qui ci sono io. Ora è il mio turno di essere pensata. Amata. Maledetta. E di essere al centro esatto di tutto.
E nemmeno al centro.

Mi auguro di essere io, da questo 2017, il centro esatto di tutto.

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