Il mio viaggio: un’evoluzione di stelle, anima e pelle

Avete presente quei sogni nel cassetto. Quelli che costruisci con dovizia di particolari immaginari e custodisci nascosti ben bene, in modo che nessuno te li scorga in fondo agli occhi, quando ti penetra con il più falsamente fugace degli sguardi, tra una lacrima e un sorriso. Quei sogni inconfessabili su cui fate affidamento nelle notti in cui v’ascolta solo la luna e quelli che vi scaldano il cuore quando, alla fine della giornata, avete imparato una lezione dura, inaspettata.

Ecco, tra i miei, riposto in fondo a uno spazio angusto, traboccante d’idee ireallizzabili, spunti bizzarri e curiosi rimpianti, ce n’è uno su cui non mi davo pace: partire per un viaggio. Da sola.

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Me lo sono sempre immaginato come una di quelle esperienze catartiche che ti fanno sprofondare in te stessa, mettendoti davanti a tutto: paure, ansie, paranoie, gioie, assurdità e schizofrenie, malcelate dal tempo e dall’abitudine.

Non scherzo: ho perfino tracciato percorsi immaginari. Disegnato sentieri che solo io potevo vedere. Dipinto rotte che non esistono e giocato a curvare i confini dello spazio e del tempo per compiere in un’ora strade che l’uomo normalmente impiegherebbe mesi a percorrere.

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Ma non sono mai partita.

Intendiamoci, c’è sempre stato un motivo per non farlo. Buono o meno non importa. Alla fine, i percorsi, i sentieri e le rotte, dopo essersi raddoppiati e triplicati, si sono sciolti al calore della fredda realtà e sono diventati un’altra occasione persa. Un altro “Forse, un giorno”.

E poi si sono sommate cose. Sono successe persone. Mi sono scontrata contro pareti di odio e di becera bruttezza. Ed è lì che, come nel cuore del più bello degli arzigogoli artefatti e inaspettati, ho fatto una scoperta straordinaria.

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Sotto le paure, sotto le ansie, le paranoie. Dietro i viaggi mai fatti e dentro i sentieri mai esplorati. Al di là della becera bruttezza e delle cose e delle persone che accadono. In fondo, dove non sai che devi cercare. Laggiù, sperso in lande desolate, c’era un viaggio che non sapevo di stare compiendo, ma che invece era in moto – temo perpetuo – da un sacco di tempo.

Quello alla scoperta di me stessa.

E allora ho pensato che forse per fare un’esperienza catartica, a volte, non importa volare con le mongolfiere in Cappadocia o rischiare di non avere mai niente di più bello negli occhi come m’immagino accada quando una posa lo sguardo sull’insolente bellezza del Machu Picchu.

Meravigliandomi di quanta forza e quanta bellezza ci fosse in un viaggio che non sapevo di aver intrapreso, ho avuto il coraggio di darmi un attimo per fermarmi, voltarmi e poi osservarmi allo specchio del presente: eccomi lì. Immobile eppure in viaggio: un’evoluzione di stelle, anima e pelle. Tutta davanti ai miei occhi.

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E ho pensato che forse – ma ancora devo accertarmene – basta ascoltarsi. Darsi tempo. Misurare la lunghezza dei propri passi. Le distanze percorse e le piccole – immense – conquiste di tutti i giorni. Le lacrime e i sorrisi. I colori del caleidoscopio che ci arde nell’anima e le sfumature del buio in cui ci rifugiamo quando fa tutto troppo male.

Basta sommare tutto quel che ci rende esseri unici, straordinari, irripetibili e imperfetti. Allontanarsi dal fuoco quel tanto che basta per non avere una vista annebbiata da tutte le angolazioni sbagliate da cui ci osservano gli altri.

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Basta guardarti con la tua di angolazione e la vedi quella fenice capace di risorgere ogni volta – ogni singolissima volta –  dalle ceneri, quel diamante che non si fa scalfire dal peso del dolore, ma che anzi lo inspira e lo fa proprio, fiero di incanalarlo in una nuova potente rinascita.

E allora ho capito che – e questa, badate, è una certezza che nessuno sarà mai in grado di togliermi – nella vita non importa avere superpoteri o avere a fianco supereroi, camminare al fianco di destrieri o sciogliersi tra gli sguardi di cavalieri in sella a cavalli bianchi, brandire spade affilate o perdersi tra il vigore di principi azzurri pronti a salvarti.

Ho capito che puoi scegliere, ogni giorno: di essere il tuo superereoe, la persona più importante del tuo viaggio. Di essere, senza se e senza ma, la tua anima gemella.

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