Dice mia madre che anch’io merito un po’ d’amore

Dice mia madre che anch’io merito un po’ d’amore. Non so se lo dice proprio perché stiamo passando davanti a un negozio di abiti da sposa mentre la città macina fumo, soldi e colori tutto intorno a noi. O se lo dice perché ci stava pensando da un po’ e non trovava mai il modo di dirmelo.

Sto per ribattere che magari tutto non è andato secondo i piani, che sì insomma poteva andare meglio, ma che in fondo c’è di peggio nella vita e che adesso mi andrebbe proprio un bel gelato – anche se sotto sotto vorrei un bel gin tonic – quando di colpo decido di non dire niente.

Lascio cadere lì la sua frase. Come se non l’avesse mai detta. Anzi, come se non avesse nessuna importanza. Perché invece la sua frase è la più importante del mondo. Solo che io fino a oggi mica lo sapevo. E chi ci pensava.

Se è vero, come dice mia madre, che anch’io merito un po’ d’amore, un po’ mi viene da ridere. Prima di tutto, ci sarebbe da capire cos’è questo concetto di “merito” di cui tutti parlano tanto. Perché io dovrei meritare un po’ d’amore e un’altra, che so, una carriera d’attrice? Perché quel tizio laggiù s’è meritato una vita in cui può guidare una Porsche e la signora di fianco un’esistenza in cui deve pulire la cacca del cane di un altro alle tre di un sabato pomeriggio qualsiasi?

A me questa cosa del merito non torna mica tanto. Dovrebbe essere regolato da leggi divine? Da traiettorie imperscrutabili di chissà quali particelle dell’universo? Oppure forse lei crede che quel che mi merito non sia in fondo che una vita proprio uguale a quella di tutte le ragazze della mia età che conosce: un ragazzo che presto sarà marito, un bambino che ci metterà un po’ ad arrivare ma prima o poi arriverà che tanto è il 2019 e hey, mal che vada adotti e una casa da arredare all’Ikea perché i soldi sono pochi ma l’amore è tanto e pure il gusto per esser tutti uguali non ci manca.

Intendiamoci, non è che io non le voglia quelle cose lì. Le voglio tutte e se ci penso bene me ne bastano pure meno. Ma a quasi 31 anni ci sono due cose che mi fanno riflettere.

La prima. C’è ancora qualche angolo di mondo in cui se non hai casa, marito, bambino on the way e quel sospiro di sollievo che ha attraversato tutto il parentado che no, loro una zitella in famiglia proprio non l’avrebbero mai voluta, resti un po’ una sfigata. Prendiamo il caso che tu, un bel giorno, abbia mollato capra e cavoli perché la tua vita un po’ ti faceva cagare. Non ti andava bene quel che studiavi perché già avevi visto che quel futuro non poteva essere il tuo. Non ti andava bene il ritmo al quale scorre il tempo nel posto in cui sei nata perché, diciamoci la verità, una pausa pranzo di 3 ore solo se sei all’asilo e dopo la frutta ti fai il riposino e poi t’impiastricci le dita con la tempera e disegni quei contorni che ti affollano la testa mentre sogni e non hai ancora abbastanza parole sulle labbra per spiegarli alla mamma senza spaventarla.

Insomma, un giorno molli questa capra e questi cavoli e ti trasferisci. Non conosci nessuno ma non te ne frega niente: tu sogni la grande città e pazienza se ti devi reinventare. Anzi, la sfida ti intriga come niente ti intrigava da tempo. Ti pulsa l’anima di nuovo – e chi se l’aspettava? Quindi cambi tutto: casa, abitudini, orizzonti. E ti dai da fare, cerchi di recuperare il tempo perso e in due anni e mezzo ti prendi una laurea, dopo sei mesi un master e nel frattempo hai iniziato a lavorare.

Tutte queste cose, per una volta nella vita, le fai senza che nessuno ti abbia regalato niente. Non ci sono conoscenze, favori, amicizie di mezzo. Hai fatto tutto tu. Piccoli o grandi che siano, pieno o vuoto che sia il portafoglio a fine mese, questi passi sono tutti tuoi. Niente per cui fermare le rotative e cambiare il titolo della prima pagina di domani ma scusate, mi sono creata una vita che mi assomiglia di più e ho fatto tutto da sola. Potrò essere fiera di me 5 minuti l’anno o devo chiedervi il permesso?

Certo, non è mica che io abbia la ricetta per fare tutte le ciambelle col buco. Quindi all’equazione casa, lavoro, marito e bambino era ovvio che mancasse qualcosa. Che se avevo la bacchetta magica a quest’ora di cognome facevo Beckham ma va be’, ci s’accontenta. Quindi dicevo: marito e bambino sulla mia strada per ora non ci sono, ma ho comunque di che essere soddisfatta e di che, grazie universo, continuare a migliorare. Ma no, in qualche sperduto angolo di mondo sei comunque un po’ sfigata. Quasi 31 anni e single. Va be’ ma ci sarà qualcuno che ti piace? No. Va be’, tu non me lo vuoi dire, ma uscirai pure con qualcuno? No. Va be’, sei riservata, ma avrai certamente chi ti corteggia? No.

La seconda. Mia mamma dice che io mi merito un po’ d’amore e va be’, facciamo che la cosa del merito mi torna e che le do pure ragione. Ma ragazzi, io a 31 anni mica lo so cos’è l’amore. Okay, ora parte in quarta la retorica che cos’è l’amore non lo sa nessuno e se non l’hanno scoperto i grandi intellettuali che si sono interrogati per millenni figuriamoci se lo possiamo scoprire noi qui oggi. Ma no, non intendo questo.

Cosa sia, nei massimi sistemi del mondo, l’amore, alla fine gente, qualcuno deve pure dirlo: ma chissenefrega.

Il problema è che io non lo so per me medesima cosa sia l’amore. Vediamo se c’arrivo a spiegarvelo per bene, che non sono manco tanto brava a disegnare e qui avete già letto troppo e dopo vi stancate e passate a guardare i culi su Instagram e io nemmeno sono brava a farvi vedere quello e vi perdo per sempre che Internet è spietato.

Dicevo: che cos’è l’amore per me? Cos’è che mi fa battere il cuore? Intendiamoci, io sono stata innamorata. Quindi che vuoi? Direte voi. Ecco: io ho avuto sì chi mi ha detto “ti amo” e mi ha chiamato “amore”. Ma nessuno di loro (un paio poi, mica un esercito) mi ha mai amato veramente.

Ora direte che sono esagerata, che faccio la vittima e che ne so io di cosa provano gli altri. Ma non è questa la sede per spiegarvelo. Solo, prendetelo per vero senza possibilità d’appello. Nessuno è stato mai innamorato di me. Per questo mi domando: se quel che io ho provato è stato un sentimento a senso unico, se le azioni che m’innamoravano non erano che pallidi riflessi delle mie, che posso saperne io dell’amore?

Se all’equazione sottraete il contributo che gli davo io a questo benedetto amore, sapete cosa resta? Niente di niente. Quindi io forse come si ama lo saprò anche. Ma non so come sia essere amati da qualcuno che non sia un genitore, un fratello, o l’amica più cara. So cosa vuol dire essere amata a quel modo lì, ma non nell’altro.

Non ho idea di cosa sia essere guardata, stretta tra le braccia, baciata e, concedetemelo, scopata, da un uomo che ti ama davvero. Non so come sia svegliarsi al mattino ed essere quella con cui costruire un futuro. Non so come sia essere il chiodo fisso nella testa di qualcuno, la scheggia di pensiero che lo imbambola, lo rincoglionisce, lo rende un po’ più lento e tanto più felice. Non m’immagino neanche come sia essere quella che fa sentire un uomo “fortunato”, finalmente del tutto in pace con se stesso. Ora sì che mi servirebbe un disegno: cosa vuol dire riempire talmente tanto un uomo da non fargli sentire il bisogno di cercarsene altre?

Amici, io, di questo, non ne ho la più pallida idea. Triste eh? Non ne sono sicura. Io non mi sento triste. Curiosa, quello sì, ma non triste.

Se devo essere totalmente onesta, una conclusione arguta in questo caso non ce l’ho. Forse a mia madre, nella bellezza di una strada di Brera, direi questo: non sono certa di meritarmi qualcosa che rientri nella sfera dell’amore. Come potrei esserlo? Magari me lo merito. Magari no. Quel che so è che sono capace di ottenere tutto quel che voglio, se lo voglio. E questo non c’entra con traiettorie divine, regole astrofisiche né con quella cartomante che ci sorride, seduta in fondo alla via, sicura dietro al suo tavolino appariscente.

Se un giorno sarò tanto caparbia da ritrovarmi con una figlia tra le braccia credo che le insegnerò questo: non c’è nessuna linea tracciata da altri che sarà meritevole di disegnare il tuo destino, nemmeno la mia. Ma ricorda che ogni storia vale la pena di essere vissuta e non conta cosa gli altri pensano tu debba essere, quel che ti farà riposare bene la notte sarà solo la consapevolezza di essere nel bel mezzo della vita che ti sei scelta. 

E per quanto riguarda l’amore, piccola mia, mi spiace, ma temo di non averci ancora capito nulla.

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10 pensieri su “Dice mia madre che anch’io merito un po’ d’amore

      1. Concordo con voi, e aggiungerei soprattutto la consapevolezza che mettendo una foto a caso di tette slegata dal post è molto più facile farsi leggere e commentare 😀

        Piace a 1 persona

  1. la felicità ce la creiamo noi, come il detto fai della tua passione il tuo lavoro e non lavorerai un giorno nella tua vita, il problema è che non sempre và cosi, cerchiamo o pensiamo di circondarci di persone che ci rendono felici, poi ci accorgiamo che ci usano per sentirsi migliori, ci usano come piedistallo e la nostra fiducia crolla. a volte la solitudine aiuta a renderci conto che siamo migliori di quello che pensavamo ed è cosi che ci si rialza, si esce dall’ombra, lottando e imparando a capire le persone ancora prima di conoscerle troviamo quella stella in mezzo all’oceano che ci rende la persona più felice del mondo, io ho avuto un adolescenza di bullismo e derisione, ho continuato a testa alta perchè è cosi che dovevo fare, adesso a 31 anni ho una compagna fantastica e stiamo assieme da 13 anni conviviamo da 4 anni in una fantastica casa frutto del nostro lavoro, il bello è che abbiamo pochissimo in comune, abbiamo trovato un equilibrio da non confondere con la sopportazione o convivenza a patti. la felicità è arrivata si ma me la sono cercata e creata con le mie mani, ho lottato e sofferto, in un momento ho pensato anche di lasciar perdere. Mi sono guardato attorno ho calcolato le mie passioni, il lavoro e mè stesso e ho visto che avevo troppo da perdere per mollare tutto e così ho lottato e per mè ho vinto, anzi ho stra vinto. Mai arrendersi, mai farsi voltare le spalle e se ti pugnalano non offenderti e fai di quella offesa la ta forza interiore, circondati di persone vere anche se solo 1 o 2 e non dare mai il tuo cuore a nessuno, sarà la persona giusta a chiedertelo.

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