Ancora Fake News – Ma Libero Quotidiano lo sa chi è Luc Montagnier?

Temo di essermi infilata in un ginepraio con questa storia delle fake news legate al coronavirus. Eppure, da qualche parte, prevale l’urgenza di fare chiarezza, pur nel timido eco che i miei articoli suscitano.

Il mio invito è quello di continuare a verificare, di non fermarsi ai nomi del giornalismo che conoscete, che suonano familiari e degni di fiducia: prima di rilanciare un articolo, di parlare con l’amico di quel che si è letto su questo o quel social, siate certi di cosa state dicendo.

È una fatica, lo so, e avete altro da fare.

Ma è l’unico piccolo contributo che potete dare a voi stessi e agli altri per evitare che l’informazione diventi mero strumento di manipolazione – sì, proprio su di voi – e che giornali, giornalisti e giornalai vi reputino alla stregua di capre da pascolo, incapaci di spirito critico e buoni solo a ingurgitare bufale dalla mattina alla sera.

Oggi ci siamo svegliati con nuove dichiarazioni – perché sì, è proprio in questi momenti che occorre che l’informazione si faccia pura entropia e moltiplichi le voci, così da rendere quantomai concreto il flusso. Sia mai che dall’informazione, il pubblico, voglia trarre davvero qualcosa di utile.

Le premesse sono buone. Stavolta a parlare è il Premio Nobel per la Medicina anno 2008, il professor Luc Montagnier, che dichiara che il coronavirus che ci sta tenendo tutti a casa sarebbe il risultato di una manipolazione umana volta a creare un vaccino contro il virus dell’AIDS.

Le prove risiederebbero nella presenza di elementi di HIV nel genoma del virus e di elementi del germe della Malaria. Elementi che non sarebbero potuti insorgere naturalmente, a detta del Premio Nobel, e che potrebbero essere eliminati attraverso un “sistema a onde”.

Sono diverse le testate italiane che non hanno dato peso alle dichiarazioni, mentre altre riportano questa parte della vicenda, limitandosi a questa soltanto – anzi aggiungendo alcune dichiarazioni di Montagnier circa il complottismo. Tra questi spicca, come sempre per senso etico, Libero Quotidiano, tristemente ripreso e rilanciato da esponenti politici molto in vista che, non ho dubbi, si riempiranno la bocca del nome di Montagnier nelle prossime apparizioni televisive.

Da qui, dunque, deriva la necessità di precisare.

Montagnier ha fatto quelle dichiarazioni ad AFP, agenzia di stampa francese che, come si confà al mestiere, ha chiesto ad altri esponenti del settore un parere riguardo quanto affermato dal Nobel.

Per esempio al virologo Etienne Simon-Lorière, manager della struttura genomica evolutiva dei virus a RNA all’Istituto Pasteru di Parigi, che, riguardo a quanto espresso da Montagnier dice: “Non ha senso. Sono dei piccoli elementi che si trovano in altri virus della stessa famiglia“.

Questi sono pezzi del genoma che in realtà assomigliano a molte delle sequenze nel materiale genetico di batteri, virus e piante“, continua.

Per offrire un esempio pratico anche ai milioni che virologi non sono, dice: “Se prendiamo una parola in un libro, e troviamo la stessa in un altro libro, possiamo quindi affermare che uno dei libri è copiato dall’altro?

Oltre alla semplice posizione di Simon-Lorière, molte tra le testate nostrane si sono scordate, certamente in buonissima fede, di ampliare il focus sul curriculum di Montaigner, oltre la vittoria del Nobel.

È infatti nota la sua teoria circa le onde elettromagnetiche emesse dal DNA, quella sui benefici della papaya – capace di curare Parkinson e SARS – e la sua posizione no-vax, poiché convinto che, oltre a essere correlati con l’autismo, essi siano diffusi “per avvelenare la popolazione mondiale a poco a poco“.

Di questo e della conversione di Montaigner all’omeopatia, aveva parlato Repubblica qualche anno fa. Ecco perché forse oggi sulla versione online non trovo riferimenti alle nuove teorie del Premio Nobel.

Resta da capire perché molte testate, tra cui spicca per eco nazionale, lo ricordo, Libero Quotidiano, si siano fermate solo alle dichiarazioni di Montaigner e non abbiano perso un attimo ad approfondirne la figura – ben nota alla cronaca per il peso scientifico in discesa – né si siano domandate cosa altri esponenti della comunità scientifica avessero da dire in merito.

Quel che resta è un altro titolo urlato, un altro articolo preso in mano e rilanciato senza senso critico da politici come Alessandra Mussolini, ormai già insinuato nella matassa dei social che paiono ormai inermi e stanchi di fronte alla montagna di sciocchezze per la quale sono ormai un pallido e affannato canale.

Mi piacerebbe chiedere alla redazione di Libero Quotidiano cosa viene in tasca a mozzare un articolo, a spogliarlo dell’approfondimento, se non il potere di renderlo feticcio d’informazione, buono solo per gettare benzina sul fuoco di un certo tipo di politica – altrettanto becera e urlata.

E poi – sono romantica, ingenua e un po’ bionda, lo so – ma mi piacerebbe chiedere: cosa ne pensate del vostro pubblico? Chi è il vostro lettore ideale? Che servizio volete offrire lui? Che ruolo volete ricoprire nella sua esistenza?

Perché, così a occhio, voi non scrivete per il lettore. Non scrivete per fargli un servizio. A occhio e croce, ma magari sbaglio, magari sono cattiva, scrivete col solo scopo di intortarlo, di annebbiarlo e di affossarne la capacità critica, piuttosto che stimolarla. E usate i social come arma subdola di diffusione di informazioni false e distorte, piuttosto che sfruttarne la potenza per diffondere sapere e conoscenza.

Così come fa anche Alessandra Mussolini: perché politica e giornalismo vanno a braccetto, in certi casi soprattutto quando la linea è quella urlata, che teme il silenzio della riflessione e tenta di affossarlo con urla vuote e sclerotiche.

O quella subdola, che usa le parole #Nobel e #Medicina come hashtag, sottilmente in blu, per farle risaltare dal resto e rimanere bene impresse nella mente di chi legge, che certo sarà portato a conferire autorevolezza a ciò che si trova di fronte – e finirà probabilmente per non avere neanche bisogno di leggere l’articolo.

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

 

È chiaro. L’informazione da tempo e oggi i caotici social sono un’arma perfetta e ancora troppo deregolamentata. Nelle sue crepe è facile tracciare le linee del proprio disegno per chi non vuole moltiplicare sapere, ma brama di sottrarlo e cancellarlo. Perché il lettore che sa, fa paura. E soprattutto: un lettore che sa, sa scegliere.

Un pensiero su “Ancora Fake News – Ma Libero Quotidiano lo sa chi è Luc Montagnier?

  1. Riflessioni che fan davvero pensare! persoanlmente ti ringrazio, perchè non consocevo Montaigner e le sue esternazioni mi avevano fatta vacillare, perché andavano a braccetto con la sua qualifica di Premio Nobel. Ecco…concordo ora su quel “Premio Nobel…in declino”. Sulla qualità media del giornalismo italiano stendiamo un velo pietoso….

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